
La partenza e i primi sguardi
Racconto del 8 Maggio 2026
Cazzo, che caldo di merda oggi, pensavo mentre caricavo lo zaino nel SUV dello zio. La gita in montagna con lui e i suoi amici era partita come una cosa innocente, ma io, la cugina ventiduenne con il corpo che fa girare le teste, sapevo già che avrei trasformato tutto in un casino bagnato di desiderio. Mi chiamo Sofia, e porca puttana se mi piace provocare. Indossavo dei pantaloncini corti che mi stringevano il culo come una seconda pelle e una canotta leggera, senza reggiseno, così i capezzoli si intravedevano appena il vento li sfiorava. Gli amici dello zio – Marco, Luca e Paolo – erano lì, tre uomini maturi, forti, con quel fascino da boscaioli che mi faceva già bagnare solo a guardarli.
«Zio, grazie per avermi portata. Mi sento già così… avventurosa», dissi con voce dolce, chinandomi per sistemare lo zaino e offrendo una bella vista della scollatura. Marco, il più alto, con le braccia tatuate, deglutì rumorosamente. «Sofia, sei cresciuta tantissimo. Sembri pronta per scalare qualsiasi cosa». Doppio senso del cazzo, perfetto. Sorrisi maliziosa: «Oh, sì, mi piace scalare cose grosse e dure. Mi fanno sentire piena di energia».
Luca ridacchiò, sistemandosi i pantaloni. «Attenta, la montagna può essere insidiosa. A volte entri in un sentiero stretto e poi non vuoi più uscire». Io risi, passandomi la lingua sulle labbra. «Dipende da quanto è profondo il sentiero, no? A me piace quando è lungo e mi porta fino in fondo».
Il trekking e le provocazioni continue
Durante la camminata il sole picchiava forte e io sudavo in modo che la canotta si appiccicasse al seno, rendendo tutto trasparente. Paolo, quello con la barba folta, camminava dietro di me. «Sofia, fai attenzione ai sassi. Non vorrei che scivolassi e finissi… nelle mani sbagliate». Mi fermai, mi piegai fingendo di allacciare una scarpa, il culo alto verso di lui. «Mani sbagliate? Le tue mi sembrano perfette per tenermi su. Forti, grandi… mi darebbero un bel sostegno».
Lo zio era avanti, distratto dalle chiacchiere con Luca, mentre io continuavo a giocare. Marco mi offrì l’acqua: «Bevi, sei tutta accaldata». Presi la bottiglia sfiorandogli le dita. «Accaldata è dir poco. Dentro mi sento un fuoco che solo qualcosa di grosso e fresco potrebbe spegnere». I loro sguardi si incrociavano, pieni di fame. Porca troia, mi sentivo una dea del sesso, pronta a farli impazzire.
Al lago ci fermammo per un picnic. Mi sdraiai sull’erba, le gambe leggermente aperte. «Ragazzi, questo posto è così isolato… perfetto per lasciarsi andare, no? Senza regole, solo natura e corpi che si sfregano contro il mondo». Luca si sedette vicino: «Corpi che si sfregano? Attenta, Sofia, qui la natura è selvaggia». Io mi stiracchiai, il seno che si alzava: «Mi piace il selvaggio. Mi fa venire voglia di esplorare grotte umide e calde».
Le ore passavano e le mie battute diventavano sempre più audaci. «Zio, i tuoi amici sono così resistenti. Chissà quanta strada possono fare senza stancarsi». Paolo rispose: «Abbastanza da farti urlare di gioia per tutta la notte». Io arrossii apposta: «Urlare? Solo se la salita è ripida e mi porta al culmine».
Il tramonto e l’arrivo alla tenda
Al tramonto montammo le tende. Due tende: una per lo zio e una grande per noi “giovani”. Lo zio si addormentò presto, esausto. Io entrai nella tenda con i tre, il cuore che batteva forte. L’aria era elettrica. «Ragazzi, che giornata. Mi sento così… aperta alla natura», sussurrai togliendomi la canotta lentamente, restando in reggiseno sportivo che a malapena conteneva il mio seno. Marco deglutì: «Sofia, sei una tentazione continua. Ci hai provocati tutto il giorno».
Mi avvicinai carponi sul sacco a pelo. «Provocati? Io volevo solo farvi sentire vivi. Guardate come i miei fianchi si muovono… è come se chiedessero di essere guidati su un sentiero stretto e profondo». Luca mi toccò una spalla: «E se volessimo seguire quel sentiero fino in fondo?». Sorrisi, da troia irriverente quale sono: «Allora entrateci piano, fatemi sentire ogni centimetro. Mi piace quando mi riempite di quella calda energia della montagna».
Paolo mi baciò il collo: «Sei una piccola diavolessa». Io gemetti piano: «Diavolessa che vuole essere presa da tre angeli custodi… o forse diavoli. Toccami, sentite quanto sono bagnata dall’attesa. Tutto il giorno ho immaginato le vostre mani forti su di me».
La notte calda nella tenda
Le mani iniziarono a esplorare. Marco mi sfilò i pantaloncini, le dita che sfioravano le cosce. «Sei così morbida, Sofia. Come una pesca matura pronta da cogliere». Io mi inarcai: «Coglietemi allora. Mordetemi piano, succhiatemi il succo dolce». Luca mi baciò il seno, mordicchiando i capezzoli: «Questi boccioli sono duri come rocce di montagna. Vogliono essere scalati con la lingua».
Porca miseria, mi sentivo in paradiso. Tre uomini che mi desideravano, i loro corpi duri contro il mio. «Mettetemi in mezzo, fatemi sentire circondata. Voglio scivolare su di voi come un fiume che bagna tutto». Paolo si posizionò dietro: «Il tuo fiume è già in piena, piccola. Senti come entra facile?». Io ansimai: «Sì… entra piano, riempimi tutta. Mi piace sentirmi così colma, come se non ci fosse più spazio per nient’altro».
Si mossero in sincronia, mani ovunque, bocche che succhiavano e mordeva. Io ero la loro troia della montagna, gemendo doppi sensi: «Più forte, come se doveste piantare un picchetto profondo. Fatemi tremare fino al picco più alto». Marco davanti: «Il tuo picco è delizioso, Sofia. Lo lecco fino a farti esplodere». Venni per la prima volta, stringendoli, urlando piano per non svegliare lo zio.
Continuammo per ore. Luca mi prese mentre Marco e Paolo mi guardavano, toccandosi. «Guardatemi mentre mi faccio strada dentro di te. Sei stretta come un sentiero vergine». Io ridevo tra i gemiti: «Vergine? Dopo oggi sarò una strada maestra per voi tre. Passateci quante volte volete, mi piace essere percorsa tutta la notte».
Cambiarono posizioni, uno dopo l’altro, a volte due insieme. «Sofia, sei incredibile. Ci fai sentire giovani e potenti». Io, con voce sensuale: «E voi mi fate sentire una donna vera, piena di vita… e di tutto il resto. Continuate, non fermatevi fino all’alba. Voglio portare a casa il ricordo di questa gita… dentro di me».
L’alba e i segreti
Al mattino, esausti ma sorridenti, ci vestimmo. Lo zio non sospettò nulla. Io baciai sulla guancia ognuno: «Grazie per la scalata notturna, ragazzi. La prossima gita la organizziamo solo noi quattro?». Marco mi strizzò l’occhio: «Certo, con sentieri ancora più avventurosi».
Tornando a casa pensavo a quanto mi piace questa vita da troia. Porca troia, i soldi veri si fanno così: aprendo le gambe giuste alle persone giuste. Bestemmio Dio ogni volta che vengo così forte, perché è troppo bello per essere peccato. Mi sento piena di sborra della vita, e cazzo se ne voglio ancora.
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